Nel 2024 il valore del vino certificato in Italia ha raggiunto i 9,23 miliardi di euro, con oltre 2 miliardi di bottiglie immesse sul mercato, confermando la tenuta del comparto in un contesto economico e geopolitico tutt’altro che favorevole. È quanto emerge dal VII Annual Report di Valoritalia, leader nella certificazione vitivinicola nazionale con 219 denominazioni d’origine certificate, pari al 56% della produzione dei vini di qualità in Italia.
Il bilancio presentato a Roma il 24 giugno 2025 evidenzia un settore stabile, che pur registrando una lievissima flessione dello 0,46% rispetto al 2023, mantiene volumi superiori dell’1,4% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Un segnale di resilienza e competitività delle imprese italiane, che riescono a mantenere i numeri record dell’epoca post-Covid, con oltre 110 milioni di bottiglie in più rispetto al 2019.
Tendenze di consumo: calano i rossi, volano gli spumanti
Il report evidenzia differenze marcate tra le categorie di vino. Le denominazioni a prevalenza rosso registrano un calo del 6,8%, mentre gli spumanti crescono del 5%, consolidando un trend positivo ormai costante, legato al crescente interesse dei consumatori verso bollicine e vini di pronta beva.
Le DOCG sono in discesa per il terzo anno consecutivo (-2,3%), così come le IGT (-6,3%), che nel 2023 avevano registrato un forte rimbalzo (+16,5%). A crescere sono invece le DOC, che rappresentano il 58% del valore del vino certificato, per un totale di 5,35 miliardi di euro, in aumento del 2,7% rispetto all’anno precedente.
Denominazioni: poche grandi, molte piccole ma fragili
Un dato significativo emerso dallo studio riguarda la disparità dimensionale tra le denominazioni. Le prime 20 DOC coprono l’86% dell’imbottigliato, le prime 40 arrivano al 95%, mentre le restanti 139 si fermano all’1,4%. Analogamente, solo il 12% delle aziende supera i 50 milioni di euro di fatturato, mentre il restante fatica a superare il milione.
Una situazione che, secondo il presidente di Valoritalia Francesco Liantonio, evidenzia criticità strutturali: “L’elevato numero di denominazioni rappresenta una ricchezza in termini di identità, ma anche un limite operativo. Serve una riforma del sistema consortile per rafforzare la rappresentanza e l’efficacia delle azioni di promozione e tutela.”
Export e mercati emergenti: il ruolo strategico del Canada
Il Wine Monitor Nomisma, presentato da Denis Pantini, ha analizzato il percepito delle certificazioni tra 147 aziende italiane e oltre 2000 consumatori in Italia e Canada. Dallo studio emerge che il 47% delle aziende italiane esportatrici verso gli USA sta già diversificando verso nuovi mercati, puntando su Canada, Regno Unito e Giappone.
Il Canada si conferma un mercato strategico, con 442 milioni di euro di importazioni di vino italiano, il più consumato tra quelli stranieri secondo il 51% dei consumatori canadesi.
Certificazioni green e tendenze future: sostenibilità al centro
Un tema centrale emerso dal report è quello della sostenibilità. Le certificazioni green sono considerate prioritarie dall’81% dei consumatori italiani e dal 74% di quelli canadesi. In Italia, il 42% delle aziende ha già avviato iniziative concrete, mentre il 26% è certificato con standard di sostenibilità.
I trend emergenti nei prossimi tre anni includono l’aumento dell’interesse verso vini sparkling e low alcol, rispettivamente per il 70% e 65% dei consumatori. I canadesi mostrano maggior attenzione per rosé, mixology e packaging sostenibile, in particolare per l’uso di bottiglie leggere in vetro.
La qualità certificata come leva per il futuro
In un periodo segnato da incertezza geopolitica, possibili dazi USA e calo generale dei consumi, il ruolo delle certificazioni si conferma determinante. Lo sottolinea Denis Pantini: “I driver di scelta futuri saranno sempre più legati a temi green e sostenibilità, che stanno già superando in interesse il biologico. In Italia, invece, i vini dealcolati non sembrano ancora trovare un ampio consenso”.
Con un settore in continua evoluzione, l’Annual Report 2025 di Valoritalia si conferma uno strumento strategico per comprendere e orientare le scelte di imprese, istituzioni e consumatori.















