Sta facendo discutere l’episodio avvenuto in un ristorante di Ponza, dove un gruppo di turisti ha ricevuto un conto da oltre 600 euro per aver ordinato due aragoste. La vicenda è diventata virale dopo la pubblicazione dello scontrino sui social, scatenando critiche e polemiche sui prezzi della ristorazione nelle località turistiche italiane.
Il titolare: “Aragoste vive, prezzo chiaro: 230 euro al chilo”
A rispondere alle accuse è Mario Coppa, titolare del ristorante finito nell’occhio del ciclone, che ha spiegato come i prezzi siano esposti e comunicati con trasparenza. «Le aragoste costano 230 euro al chilo e vengono portate vive al tavolo, con l’etichetta del peso. In questo caso, pesavano circa 825 grammi ciascuna», ha dichiarato.
Il ristoratore ha inoltre precisato che viene data la possibilità di scegliere l’esemplare direttamente dall’acquario, aggiungendo: «Abbiamo anche applicato uno sconto, perché il tavolo si stava lamentando».
“Chi fa scena, poi si stupisce dei prezzi”
Coppa non nasconde un certo disappunto verso l’episodio e i commenti negativi: «Molti clienti vogliono fare bella figura, poi si lamentano quando vedono il conto. Noi cerchiamo sempre di capire se possono permettersi certi piatti, ma non sempre ci riusciamo».
Il ristoratore sottolinea anche l’impegno economico investito per migliorare l’esperienza del cliente: «Abbiamo reso il locale più accogliente e rifatto la piazzetta dove si trova il ristorante».
Guardia di Finanza? Nessuna segnalazione ufficiale
Alcune fonti avevano ipotizzato che i clienti avessero contattato la Guardia di Finanza per segnalare il presunto conto gonfiato, ma dal comando di Latina non risultano denunce formali. Anche il sindaco di Ponza, Franco Ambrosino, ha confermato di non aver ricevuto alcuna comunicazione in merito a prezzi ritenuti irregolari nei ristoranti dell’isola.
Il caso rilancia il dibattito su trasparenza e tutela dei consumatori
Il caso di Ponza riaccende il dibattito sulla trasparenza dei prezzi nei ristoranti turistici e sulla necessità di tutelare i consumatori, soprattutto nei mesi estivi. Una vicenda che, al di là del singolo episodio, solleva interrogativi sul rapporto tra esperienza gastronomica di lusso, comunicazione dei prezzi e diritti del cliente.















