Un aperitivo nel cuore del centro storico di Ostuni, la suggestiva Città Bianca in provincia di Brindisi, si è trasformato in un caso mediatico dopo che quattro clienti si sono visti addebitare un supplemento di 2 euro a testa per la musica dal vivo del deejay.
Sul conto finale, oltre ai consueti cocktail e piatti da condividere, è apparsa una voce extra: “musica 8 euro”, non prevista e soprattutto mai segnalata nel menu.
“La musica era bella, ma nessuno ci aveva avvisati”
Uno dei clienti, intervistato da Rainews, ha commentato l’episodio con ironia:
«La musica era molto bella, ma nessuno si aspettava di trovarla sullo scontrino».
La serata sembrava essere iniziata nel migliore dei modi: atmosfera rilassata, cocktail al tramonto e un sottofondo musicale di qualità. Tuttavia, l’arrivo del conto ha sorpreso e infastidito il gruppo, che non aveva ricevuto alcuna comunicazione preventiva su un eventuale costo legato all’intrattenimento musicale.
Supplementi nascosti e rincari: la questione trasparenza torna al centro
Il caso di Ostuni si inserisce in un’estate già segnata da polemiche sui rincari estivi, con discussioni accese su prezzi gonfiati nei ristoranti, bar e stabilimenti balneari delle principali mete turistiche italiane.
In questo caso, il malcontento nasce non tanto dal valore del supplemento quanto dalla mancanza di trasparenza: la voce musicale non era indicata nel listino né segnalata verbalmente dal personale.
Turismo e fiducia: evitare sorprese sullo scontrino è una priorità
In un Paese come l’Italia, dove il turismo rappresenta un asset economico fondamentale, episodi del genere rischiano di minare la fiducia dei clienti, italiani e stranieri, e di generare una percezione negativa verso l’ospitalità locale.
Il dibattito sollevato da questo “conto musicale” rilancia la necessità di garantire trasparenza totale sui prezzi, soprattutto quando si tratta di servizi extra o non richiesti espressamente dai clienti.














