L’estate 2025 ha fatto registrare un aumento allarmante di episodi di guida contromano, da nord a sud della penisola. Nei mesi di giugno, luglio e agosto, numerosi automobilisti si sono immessi nella corsia sbagliata delle principali arterie autostradali italiane, spesso per disattenzione, disorientamento o imprudenza. L’ultimo caso, però, avvenuto a Trieste, ha caratteristiche che lo rendono diverso dagli altri.
Il caso di Trieste: manovra volontaria, alta velocità e fuga dalla polizia
Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, il protagonista dell’episodio avvenuto sabato 31 agosto avrebbe imboccato volontariamente l’autostrada contromano allo svincolo di Fernetti, nei pressi del confine tra Italia e Slovenia. Non si è trattato, dunque, di un errore o di una svista.
L’uomo ha percorso ben 10 km nella direzione opposta al senso di marcia, procedendo a una velocità sostenuta di 100 km/h, come se stesse tentando di sfuggire a qualcuno o a qualcosa. Nonostante l’intervento immediato di diverse pattuglie della polizia stradale, l’automobilista ha continuato la sua corsa per altri 2 km anche dopo essere stato affiancato, prima di fermarsi definitivamente.
Solo multa e ritiro patente: perché non è stato arrestato?
Dopo l’arresto della marcia, l’uomo è stato sottoposto al test dell’etilometro, risultando negativo all’alcol. Le autorità hanno quindi applicato le sanzioni previste dal Codice della Strada: una multa fino a 10.000 euro, il sequestro del veicolo e il ritiro immediato della patente.
Ma è proprio questa risposta normativa a sollevare forti perplessità nell’opinione pubblica. Possibile che un comportamento così pericoloso, consapevole e reiterato venga sanzionato solo a livello amministrativo? L’uomo, di fatto, è tornato libero, senza alcuna misura cautelare di tipo penale.
Guida contromano: un pericolo mortale sempre più frequente
Un’auto lanciata a 100 km/h contromano in autostrada è un proiettile potenzialmente letale, capace di causare una strage in pochi istanti. In questo caso, solo il caso e l’efficienza dell’intervento della polizia hanno evitato conseguenze tragiche.
La vicenda di Trieste riaccende il dibattito sulla necessità di pene più severe per la guida contromano, specialmente quando risulta intenzionale. Attualmente, il nostro ordinamento punisce il comportamento con sanzioni pecuniarie e provvedimenti amministrativi, ma non prevede automaticamente l’arresto né l’imputazione penale, salvo che non si provochi un incidente.
Verso una revisione del Codice della Strada?
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha recentemente espresso l’intenzione di rivedere il Codice della Strada, alla luce del crescente numero di episodi critici registrati durante l’estate. Il caso di Trieste potrebbe diventare un precedente emblematico per avviare una riflessione seria sulla necessità di inasprire le pene per condotte gravi ma, al momento, non trattate come reati penali.
Le domande aperte: cosa succede ora?
Restano molti dubbi sul seguito della vicenda. La multa verrà pagata? L’uomo, senza patente, sarà effettivamente inibito alla guida o continuerà a circolare con altri veicoli? Il sequestro del mezzo sarà sufficiente a impedirgli di commettere nuovamente gesti pericolosi?
In assenza di misure restrittive o di un procedimento penale, il rischio che l’automobilista torni a guidare illegalmente è concreto. La domanda più urgente è dunque: è sufficiente l’attuale sistema sanzionatorio per tutelare la sicurezza di tutti gli utenti della strada?















