Si presentava come dottoressa specializzata in chirurgia estetica, ma in realtà non aveva alcun titolo accademico né abilitazione medica. È quanto emerso dall’inchiesta che ha portato alla luce il caso di Olivia Buldrini, la finta chirurga finita sotto accusa dopo la morte di Simonetta Kalfus, avvenuta in seguito a una liposuzione eseguita illegalmente.
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, Buldrini operava in modo clandestino in più sedi, tra cui lo studio del dottor Picciotti e il centro medico di Carlo Bravi, entrambi oggi al centro di un’indagine della magistratura.
Interventi estetici clandestini e botulino a domicilio
Il quadro emerso è inquietante: interventi estetici abusivi, assenza totale di requisiti sanitari e rischi gravissimi per la salute delle pazienti. Tra i casi più gravi, quello di una donna sottoposta a un intervento al seno con esiti disastrosi, costretta successivamente a un’operazione correttiva in ospedale.
Non solo: iniezioni di botulino venivano effettuate direttamente a domicilio, al costo di 250 euro a seduta, senza alcuna autorizzazione medica.
Falsi ricettari e biglietti da visita: un sistema ben rodato
Il modus operandi di Olivia Buldrini era sistematico: si presentava come chirurga professionista, distribuiva biglietti da visita personalizzati e convinceva le pazienti a sottoporsi a interventi estetici in ambienti non controllati. Inoltre, prescriveva farmaci utilizzando ricettari e timbri falsificati intestati al dottor Picciotti.
Quest’ultimo, chirurgo peruviano già condannato nel 2019 per danni a una paziente, si è difeso dichiarando di ignorare tutto e sostenendo che Buldrini avesse una laurea in medicina presa in Russia, in attesa di riconoscimento in Italia.
Nuove ombre sul fenomeno della chirurgia estetica low cost
Con più studi sotto sequestro e numerosi indagati, l’inchiesta solleva interrogativi urgenti sulla diffusione di pratiche mediche illegali nei centri estetici low cost, spesso privi di controlli igienico-sanitari e supervisioni adeguate.
Il caso Buldrini mette in luce i pericoli nascosti dietro le offerte a basso costo nel settore della chirurgia estetica, e riapre il dibattito sulla necessità di maggiore regolamentazione e controlli rigorosi.















