Una storica sentenza della Corte d’Appello federale degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionali i dazi globali imposti dal presidente Donald Trump. La decisione, arrivata venerdì 30 agosto, afferma che l’ex presidente ha superato i limiti previsti dalla legge sull’emergenza economica del 1977, abusando della facoltà di imporre tariffe senza il consenso del Congresso.
Le tariffe resteranno in vigore solo fino a metà ottobre, per permettere all’amministrazione Trump di presentare ricorso alla Corte Suprema. Una scadenza che potrebbe segnare una svolta nella politica commerciale americana.
Trump: “Se passa questa sentenza, gli Stati Uniti saranno distrutti”
La reazione del leader repubblicano non si è fatta attendere. Attraverso la sua piattaforma Truth, Donald Trump ha definito la decisione “pericolosa”, promettendo battaglia legale fino all’ultimo grado di giudizio.
«Gli Stati Uniti non tollereranno più deficit commerciali, barriere ingiuste e tariffe punitive. Se questa decisione venisse confermata, distruggerebbe letteralmente il nostro Paese», ha scritto l’ex presidente.
La Corte: “Il Congresso non ha concesso un potere illimitato al presidente”
La sentenza, approvata con 7 voti a favore e 4 contrari, conferma in larga parte quanto già stabilito lo scorso maggio da un tribunale federale del commercio a New York. La Corte ha sottolineato che il Congresso non ha mai inteso concedere al presidente un’autorità tariffaria illimitata e che l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) non giustifica l’imposizione di dazi generalizzati.
In sostanza, il deficit commerciale non può essere considerato un’emergenza nazionale tale da giustificare una deroga ai poteri del Congresso.
Il contesto: le tariffe imposte da Trump e la “Giornata della Liberazione”
Il provvedimento riguarda i dazi imposti ad aprile 2025 da Trump contro quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, tra cui Cina, Canada e Messico, con tariffe fino al 50% per i Paesi con cui gli USA registrano un deficit commerciale. La misura, ribattezzata “Giornata della Liberazione”, è stata temporaneamente sospesa per 90 giorni per consentire nuove negoziazioni bilaterali.
Regno Unito, Giappone e Unione Europea hanno accettato accordi commerciali squilibrati pur di evitare le nuove tariffe, scatenando forti reazioni anche tra gli alleati storici di Washington.
Il nodo costituzionale: potere tariffario e limiti presidenziali
La Costituzione americana assegna al Congresso il potere esclusivo di fissare tasse e dazi, ma negli ultimi decenni il Parlamento ha delegato una parte di questi poteri all’esecutivo. Trump ha sfruttato quella zona grigia normativa per rafforzare la sua agenda protezionista, ma la sentenza attuale potrebbe rappresentare un freno decisivo.
La Corte ha specificato che l’IEEPA non è di per sé incostituzionale, ma il modo in cui è stata utilizzata nel caso specifico supera i limiti accettabili.
Quali scenari futuri per la politica commerciale USA?
In caso di conferma da parte della Corte Suprema, Trump potrebbe ricorrere a un altro strumento legale: la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, già utilizzata in passato per imporre dazi su acciaio e alluminio. Tuttavia, tale procedura richiede un’indagine ufficiale del Dipartimento del Commercio, non applicabile a discrezione del presidente.
L’intera vicenda riapre il dibattito sul bilanciamento dei poteri tra Congresso e Casa Bianca, e su quanto possa essere autonomo un presidente nelle politiche economiche e commerciali.















