È esplosa la tensione tra Thailandia e Cambogia nelle prime ore di giovedì 24 luglio, con violenti scontri armati lungo una porzione di confine conteso nei pressi del tempio di Ta Muen Thom (conosciuto in Cambogia come Tamone Thom). Le forze armate dei due Paesi si sono affrontate con colpi d’arma da fuoco, razzi e attacchi aerei, trasformando l’area in un vero e proprio campo di battaglia.
Secondo fonti ufficiali thailandesi, un civile è rimasto ucciso e si registrano diversi feriti. I combattimenti sono ancora in corso e coinvolgono postazioni militari su entrambi i fronti.
Missili e jet da guerra infiammano il confine
I governi di Bangkok e Phnom Penh si accusano reciprocamente di aver avviato l’offensiva. La Thailandia denuncia il lancio di tre razzi da parte della Cambogia, mentre quest’ultima sostiene di essere stata colpita da raid aerei di jet F-16 thailandesi. L’esercito di Bangkok ha confermato l’impiego di velivoli da combattimento contro obiettivi militari cambogiani.
In seguito agli scontri, la Thailandia ha chiuso tutti i valichi di frontiera e l’ambasciata ha invitato i cittadini a lasciare il territorio cambogiano per motivi di sicurezza.
Radici storiche e dispute territoriali irrisolte
La crisi affonda le sue radici in una mappa coloniale del 1907, redatta dalla Francia durante il periodo coloniale, che definiva i confini tra i due Paesi. La Cambogia ne rivendica l’autenticità, mentre la Thailandia contesta la sua validità giuridica. La disputa riguarda oltre 820 chilometri di linea di confine, in cui sorgono templi antichi di valore strategico, come nel caso del Triangolo di Smeraldo, teatro di precedenti scontri armati, tra cui quello del 28 maggio scorso in cui perse la vita un soldato cambogiano.
Ripercussioni politiche in Thailandia
La nuova escalation militare ha generato anche forti tensioni politiche interne. In Thailandia, la prima ministra Paetongtarn Shinawatra è stata sospesa dalla Corte costituzionale a seguito della pubblicazione di un audio compromettente, in cui dialogava con Hun Sen, storico ex premier cambogiano. Le frasi ritenute troppo concilianti nei confronti di Phnom Penh e le critiche rivolte all’esercito thailandese hanno provocato forti proteste a Bangkok, indebolendo la leadership governativa.
Nonostante abbia ufficialmente lasciato il potere al figlio Hun Manet, Hun Sen rimane una figura influente nella politica cambogiana e un alleato storico della famiglia Shinawatra, elemento che complica ulteriormente il quadro geopolitico.















